CAPITALE: Juba

CERTIFICAZIONI RICHIESTE

Febbre gialla – Il paese non ha ancora stabilito la richiesta di vaccinazione contro la febbre gialla.

 

RISCHI PER LA SALUTE

  • Malaria: Esiste un rischio di malaria in tutto il paese. Il P.falciparum è la specie prevalente (90%), mentre il P.vivax ha un’incidenza del 5-10%. rare sono le forme di P.ovale e P.malariae. Raccomandata la profilassi con atovaquone-proguanil o meflochina o doxiciclina.
  • Febbre gialla. Esiste un rischio di febbre gialla. La vaccinazione deve pertanto essere raccomandata ai viaggiatori di età > 9 mesi.
  • Altre malattie trasmesse da artropodi
  • Diarrea del viaggiatore: Rischio elevato. Adottare con scrupolo le norme di sicurezza alimentare  e portare in valigia un farmaco come il Normix per utilizzarlo in caso di necessità.
  • Altre malattie trasmesse per via alimentare: il paese è endemico per la dracuncolosi. Nel 2013 i casi riportati ufficialmente sono stati 115.
  • Poliomielite: esiste un rischio di diffusione di polio che il sistema di sorveglianza sanitario del paese non è in grado di quantificare.
  • Meningite meningococcica: nel 2012 sono stati riportati ufficialmente sono stati riportati 55 casi con 7 decessi.
  • Altre malattie: segnalati nel 2012, 1801 casi di lebbra.

 

VACCINAZIONI DA CONSIDERARE: quelle di routine, epatite A, febbre tifoide, polio (richiamo) meningite meningococcica e rabbia.

 

RISCHI PER LA SICUREZZA

Il Sud Sudan è il più giovane tra i paesi, ma anche il più povero o uno dei più poveri al mondo. Dallo scorso dicembre in Sud Sudan c’è la guerra. Le cause del conflitto sono da ricercarsi nella lotta per il potere all’inter- no del partito di governo, nelle divisioni etniche della popolazione e nei problemi interni all’esercito regolare. Il conflitto è scoppiato a metà dicembre, quando in seguito ad un incidente non troppo chiaro, la violenza è arrivata nella capitale  Juba. A scontrarsi sono le forze governative, che fanno capo al presidente del Sud Sudan, Salva Kiir, e le forze ribelli che rispondono a Riek Machar, ex vicepresidente del governo di Kiir. Ora, dopo un mese di battaglie, i mediatori dell’Autorità intergovernativa per lo sviluppo cercano di convincere le due parti a raggiungere un accordo per il cessate il fuoco. I negoziati sono cominciati ad Addis Abeba, in Etiopia, il 5 gennaio ma l’accordo sulla fine delle ostilità non è mai stato raggiunto: il blocco principale è costituito dal respingimento del governo della richiesta di rilascio di undici detenuti accusati del tentativo di colpo di Stato

 

contro il presidente Kiir, accuse respinte dalle forze ribelli che fanno capo a Machar. I ribelli, inoltre, chiedo- no il ritiro dei soldati ugandesi che sarebbero intervenuti a sostegno dell’esercito regolare del Sud Sudan. Sul campo, i combattimenti non si sono mai fermati. Dopo lo scoppio delle ostilità, la capitale  Juba è rientrata sot- to il controllo delle forze governative, ma i ribelli si sono spostati in alcune città del nord paese, nelle regioni in cui si trovano i giacimenti di petrolio che rappresentano la fonte di guadagno principale del giovane Stato.

 

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